AAA – Auto a guida autonoma cercasi

Che fine ha fatto l’auto a guida autonoma?

Fino ad un anno fa si susseguivano continue notizie sui rapidi sviluppi (ed anche su qualche incidente, per la verità) delle auto a guida autonoma e si scommetteva su chi sarebbe stato – tra i grandi produttori, vecchi e nuovi – il primo ad immettere sul mercato questo fantastico prodotto, in grado di rivoluzionare il nostro modo di viaggiare: Google? Tesla? Volkswagen o BMW?

Ne parlavo anch’io negli articoli “La cyber security dell’auto connessa è realmente possibile?” e “Quali norme per KITT?”: sembra trascorso un secolo e, invece, sono meno di due anni; ma è inevitabile constatare che oggi, questo oggetto del desiderio, sembra meno vicino.

Speriamo che non passi nell’oblio come altri prodotti tech di cui si sono fatti roboanti celebrazioni e che non sono mai realmente apparsi sul mercato di massa: a proposito, chi ha avuto l’onore di indossare i fantomatici google glass?

Sto aspettando dagli anni ’80 l’auto volante e che l’uomo conquisti Marte: sulla Luna ci siamo arrivati negli anni ’60 ma, poi, l’uomo non si è fermato e chi c’è stato deve aver fatto qualche recensione negativa sui social, perché nessuno ha desiderato più metterci piede per decenni!

Nel frattempo, ho avuto l’occasione di provare un auto dotata del sistema di park assistant (che sta all’auto a guida autonoma come un triciclo sta a un trattore Jhon Deere) e l’ho trovato utile come l’air gesture di certi smartphone della Samsung: prima di imparare come si usa, hai già trovato un modo più rapido per farlo!

Quando vedi la pubblicità in televisione, ti mostrano un auto che si accosta al parcheggio, si ferma, ruota il volante ed entra senza problemi né esitazioni nello spazio del parcheggio: nessuno ti spiega, però, che per fare quella manovra ti devi prima leggere il libretto delle istruzioni su come accostare, quando azionare il comando di park assistant, etc. etc..

La prima volta che ho cercato di usarlo, l’auto semplicemente non si è mossa perché non avevo capito come funzionava e sono dovuto tornare dal Concessionario per farmelo spiegare! Già solo per questo, non la possiamo definire una tecnologia user friendly!

Ciò che il marketing non vi dice è che, per usare il park assistant, occorre esercitarsi prima da soli e impararne gli automatismi in situazione di relax, senza lo stress di sapere che dietro di te ci sono auto in coda che aspettano di passare.

Ho cercato di capire se fossi io ad avere dei limiti; mi sono consolato leggendo questo intervento di un utilizzatore del sistema sul forum della rivista Quattroruote:Non è che non lo uso. Cioè vorrei usarlo, se fosse pratico. Ti faccio il punto, almeno per quello che so del sistema montato sulla mia X1.

1) lo spazio di parcheggio deve essere di 5,50 m (almeno 1 metro in più rispetto all’auto);
2) la ricerca deve avvenire a velocità non superiore ai 25 Km/h;
3) la macchina, quando crede di avere trovato un parcheggio, ti invita ad attivare la procedura di parcheggio automatico (freccia dx o sx) ma la funzione si spegne e non riesci più a riattivarla se acceleri o fai qualsiasi altra cosa non prevista.

Passi per il punto (1) ma il punto (2) e (3). Pensali in una città di circa 1 milione di abitanti alle 8,30 del mattino. Il (3) non sarebbe un problema se la macchina non mi indicasse l’avvio della procedura sempre nel momento sbagliato. Spesso lo fa quando sono ancora troppo indietro rispetto alla macchina che mi resterebbe parcheggiata davanti una volta finito. Quasi sempre per motivi di traffico sono costretto a spostarmi o accostare per fare passare le auto che ho dietro e questo basta a resettare la procedura. Inoltre non ho trovato altro modo di riavviarla se non ricominciando da capo, che significa cercare un altro parcheggio” .

Vi vedete, voi, nel traffico di una città come Roma o Milano ad occupare tre quarti di carreggiata e controllare di fare i passaggi in modo corretto per consentire all’auto di fare la manovra? A quel punto vi hanno suonato già in così tanti che ve lo fate da soli!

Se poi consideriamo che il park assistant dovrebbe servire alle persone di una certa età che hanno perso un po’ di fiducia e di dimestichezza nel mezzo automobilistico, si capisce che l’utilità e la concreta fruibilità di questa tecnologia è tutt’altro che verosimile!

E, infatti, le ultime notizie sugli sviluppi dell’auto a guida autonoma hanno titoli significativi quali “la strada da percorrere, senza conducente, è ancora lunga per le auto a guida autonoma: “la guida autonoma è oggi un tema meno caldo rispetto ai mesi scorsi, quando non passava un giorno senza che uscisse una notizia che facesse credere che l’auto senza conducente fosse ad un passo dal divenire realtà. Con il passare del tempo il marketing delle aziende coinvolte ha abbassato di molto i toni e la comunicazione è passata dai trionfalismi ad un più sano realismo. A far cambiare paradigma, purtroppo, sono stati anche alcuni incidenti mortali che hanno coinvolto le auto a guida più o meno autonoma, o che sono stati causati da esse. Dal punto di vista industriale, poi, tutti i costruttori auto, e tutte le startup che operano in questo settore, si sono dovuti scontrare con un problema non da poco: chi sa costruire auto non sa scrivere software, chi sa scrivere software non sa costruire auto.

Per fortuna c’è Elon Musk che ci porterà su Marte!

Alessandro Ronchi

Informazioni su Alessandro Ronchi

Avvocato, appassionato di digital & data protection law
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