#iostoacasa: questione di mindset

Oggi scelgo un argomento diverso dal solito perché l’invito che ci è stato rivolto, condensato nell’hashtag #iostoacasa, ha delle implicazioni così importanti, nella nostra quotidianità, che mi sembra quasi fuori luogo e contro natura affrontare, in questo momento, argomenti diversi in giornate così straordinariamente atipiche e, purtroppo, per molti di noi, molto tristi, soprattutto se colpiti dal virus o in ansia per i propri cari.

Già da tempo, nel mio lavoro, ho una mobilità quasi assoluta e sono assai poco vincolato ad un specifico luogo: il mio ufficio è condensato quasi interamente nel mio laptop e viene con me ovunque io decida di andare e già mi capita, in certe occasioni, che utilizzi casa mia come ufficio. Merito della nostra straordinaria tecnologia, che ci consente un livello di mobilità e di interazione reciproca anche a distanza mai avuto dalle generazioni che ci hanno preceduto.

Quindi, il cambiamento imposto alla mia routine lavorativa dal virus non dovrebbe essere nulla di drammatico per me; non dovrei, insomma, avere alcun problema a stabilire il mio ufficio a casa e non dovrei trovare grandi difficoltà di adattamento.

Eppure, non mi è così facile; probabilmente perché, in parte, non è una mia libera scelta, ma la subisco a causa del virus; in parte perché non c’è certezza di quanto durerà e programmare un così lungo periodo, trovando gli stimoli giusti ogni giorno, è certamente più difficile che farlo di tanto in tanto: non ci sono riunioni dai clienti, non ci sono pranzi con colleghi o amici; sembra un po’ di essere in quelle sit-com americane dove tutta la vita dei protagonisti si esaurisce all’interno di tre/quattro locali al massimo!

La sensazione di claustrofobia è reale anche per me che sono comunque già abituato a utilizzare saltuariamente la mia abitazione per lavoro. Mi immedesimo, quindi, nelle difficoltà di chi è abituato a scandire la propria vita con gli orari di ufficio e a considerare tale uno specifico edificio, una particolare scrivania, alcuni riti quotidiani, la vicinanza dei colleghi, etc..

In fondo, solo i sommergibilisti e gli astronauti della ISS sono allenati a concentrare per un lungo periodo di tempo le proprie vite in poco spazio ed a stretto contatto con un numero limitato di persone, ma loro si allenano duramente per molto tempo e lo scelgono come stile di vita!

Oggi, però, riflettevo sul fatto che, in fondo, questo virus ci sta dando una grande occasione, quella che un po’ sognavamo tutti e, cioè, di crearci delle giornate migliori e più su misura!

Non so voi, ma io odio svegliarmi presto la mattina, dover contare i minuti per fare colazione perché ho un treno da prendere che mi deve portare a Milano in tempo per non perdere un appuntamento o un’udienza e dover anche preoccuparmi del traffico che – forse – mi farà fare tardi!

Invece, ora, #iostoacasa, mi sveglio un’ora dopo e sono in anticipo pazzesco sul mio primo appuntamento (naturalmente è un conference on-line); inoltre, #iostoacasa e non mi interessa che tempo c’è fuori e come devo vestirmi per combattere il freddo o ripararmi dalla pioggia; mi vesto anche più in fretta perché devo indossare meno abiti e mi avanza dell’altro tempo e, quando inizio a lavorare, sono anche meno stanco del solito! Una cosa che sogniamo – credo – tutti, non è vero?

Inoltre, ho più tempo per stare con la mia famiglia, dato che mia moglie lavora nella stanza accanto ed anche lei non è costretta ad uscire di fretta per raggiungere l’ufficio: ci vediamo di più, ci parliamo di più, condividiamo più cose e ci sproniamo l’uno con l’altra quando sentiamo – purtroppo – le pessime notizie di questi giorni.

Certo, questo stile di vita, che ci è stata imposto improvvisamente da un virus temibile e terribile, è insidioso, perché ci si può sentire soli; si può cadere nella sciatteria quotidiana (non esco, quindi, non mi vesto perché tanto non vedo nessuno! Rimando a domani, tanto ho tempo, etc.); si può, insomma, avere difficoltà a trovare gli stimoli giusti e ci si può annoiare perché le giornate appaiono ripetitive.

Mi rendo conto che non è facile trovare il giusto equilibrio all’interno di un concept di vita che non abbiamo (ancora) fatto in tempo a metabolizzare, ma trasformare la difficoltà in un’occasione è, a mio avviso, in primo luogo, una questione di mindset: pensate positivo e vedrete davanti a voi moltissime cose occasioni da sfruttare anche stando a casa. In questo senso, la tecnologia ci aiuta moltissimo!

E’, anche, una questione di organizzazione, perché senza un minimo di planning, l’occasione #iostoacasa rischia di trasformarsi in un’accozzaglia di giornate trascorse a fare cose poco interessanti e un po’ causali, con l’effetto di arrivare a sera stanchi e scarichi mentalmente.

Per evitare questo rischio, io programmo le mie giornate all’inizio della settimana, cercando di inserire ogni giorno piccoli obiettivi di diversa natura (per dare un po’ di varietà alle giornate): un po’ di corsa, una telefonata con qualcuno che non sento da tempo, la lettura di quel libro che ho sullo scaffale ma non inizio mai per mancanza di tempo, la serie di Netflix che non riesco mai a vedere perché la mattina devo svegliarmi presto, etc..

Secondo me, avere qualcosa da spuntare la sera da un elenco di piccoli obiettivi che ci eravamo programmati, dà un senso di realizzazione e di compiutezza.

Se, poi, non sapete da che parte iniziare per organizzare la giornata, potete seguite i consigli della mia amica Paola Professional Organizer su Instagram e ve lo spiega lei!

Ciò che voglio dire, con questo post sui generis è che, con il mindset giusto ed un minimo di organizzazione, possiamo trasformare questo pessimo momento, in una grandissima occasione per essere ciò che vogliamo e per dedicarci a ciò che amiamo (viaggi a parte, si intende!) e ripartire, tra un po’ di tempo, più forti e consapevoli delle nostre capacità e di noi stessi.

Non ci stiamo ritirando, ci stiamo migliorando!

Alessandro Ronchi

Informazioni su Alessandro Ronchi

Avvocato, appassionato di digital & data protection law
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