NFT e food

NFT
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Ciò che è certo è che gli NFT si sono imposti all’attenzione del mondo dopo la notizia della vendita, per 69 milioni di dollari, dell’opera digitale “Everydays. The first 5000 days“, dell’artista americano Beeple.

Un NFT è un token con caratteristiche specifiche, collegato ad una blockchain che consente di tenere traccia, in modo trasparente ed inalterabile, dei passaggi di proprietà e che viene scambiato tramite uno smart contract (basato su tecnologia Ethereum) associato, appunto, al token.

Lo smart contract attribuisce, in particolare, al primo proprietario del token il diritto di ricevere una certa quantità di royalties sul prezzo di vendita ad ogni passaggio di proprietà: pertanto, ogni volta che il token viene (ri)venduto, il primo proprietario dell’NFT riceverà automaticamente, grazie allo smart contract, una percentuale sulla vendita (nella misura da lui stesso stabilita all’origine), direttamente nel suo wallet, in cripto-valuta.

Un mio cliente che opera nella ristorazione di alta qualità e che ha sentito parlare di questo nuovo “oggetto dei desideri” digitale, mi ha chiesto se e in che modo potrebbe utilizzarlo nel proprio business.

Per rispondere a questa domanda, dobbiamo, innanzitutto, riflettere sulla caratteristica principale di un NFT, che è quella di rappresentare un oggetto digitale unico e non replicabile (non fungibile, appunto) e di attribuire a chi lo ha nel proprio wallet il diritto di proprietà su un qualche tipo di bene, che può essere tanto digitale quanto appartenente al mondo reale.

Altra caratteristica fondamentale di un NFT è la sua indivisibilità: diversamente dalle cripto-monete, non si può possedere metà, un quarto, un decimo di NFT, ma solo la sua totalità.

Queste caratteristiche consentono agli NFT di essere un valido strumento per la cessione dei diritti di proprietà di opere d’arte digitali e non: questo mercato prende oggi il nome di crypto-arte.

Questi token funzionano, inoltre, piuttosto bene anche per lo scambio di beni nel settore del gaming: chi compra un NFT acquista, infatti, il diritto di affermare – e di poter dimostrare a tutti – che un certo oggetto digitale utilizzato all’interno di un videogioco è di sua proprietà, grazie alle validazioni contenute nel registro distribuito costituito dalla blockchain.

Facendo alcune ricerche nell’ambito del food per il mio cliente Chef, ho scoperto che anche questo settore non è rimasto indifferente al richiamo degli NFT: esistono, infatti, già alcuni tentativi da parte di rinomate catene di ristorazione (Taco Bell, Pizza Hut); esempi interessanti e pionieristici, ma molto distanti dalla cucina di alta qualità.

A me sembra, tuttavia, che nulla vieti di ipotizzare – e di realizzare – degli NFT associati alle più ricercate creazioni culinarie di importanti Chef, considerato che i loro piatti sono già, di fatto, delle opere d’arte, per la creatività che accompagna la loro presentazione o l’associazione dei sapori e dei colori.

Si potrebbe, quindi, pensare di associare una particolare ricetta o un menù esclusivo di un famoso Chef ad un NFT, immetterlo in rete ed offrirlo in vendita, dove sarà, molto probabilmente, acquistato da un estimatore proprio della cucina di quello Chef.

A questo ambitissimo “NFT Stellato” potrebbe essere associato il diritto – esercitabile unicamente dal proprietario del wallet che lo possiede – di poter gustare quel particolare menù collegato al token, conferendo a quel piatto o a quella specifica combinazione di portate un’esclusività unica e non replicabile, proprio come il suo NFT.

Inoltre, ad ogni passaggio di proprietà da un wallet ad un altro, lo Chef percepirà le relative royalties, che rappresenteranno il tangibile ritorno economico del proprio ingegno creativo ma, soprattutto, gli consentiranno di accrescere la rinomanza del proprio brand nel mondo, con un prodotto digitale ambitissimo dagli estimatori della cucina di altissimo livello.

In un mercato dove il prezzo è, infatti, determinato dalla esclusività del bene o del servizio che si acquista, gli NFT potrebbero a buon diritto divenire un eccezionale strumento di branding per gli Chef pronti a tentare la sfida.

Chi vuole essere il primo?